Quando arriva la stagione fredda, per molte famiglie inizia un copione noto: naso che cola, tosse, mal di gola, qualche linea di febbre, bambini che tornano da scuola o dall’asilo con l’ennesimo raffreddore e adulti che sembrano non uscire mai del tutto da un’infezione prima che ne arrivi un’altra. I raffreddori ricorrenti sono spesso vissuti come un problema “di gola”, “di bronchi” o “di difese basse”. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha iniziato a guardare anche più lontano: non solo al naso e alle vie respiratorie, ma anche all’intestino.
Gli esperti lo chiamano asse intestino-polmone, o più precisamente l’asse intestino-vie aeree. Con questa espressione si indica il dialogo tra il microbiota intestinale, il sistema immunitario e le mucose respiratorie. L’idea non è che i batteri dell’intestino impediscano magicamente di ammalarsi, né che ogni raffreddore ricorrente dipenda da una disbiosi. Le infezioni respiratorie sono causate da virus e batteri, circolano più facilmente negli ambienti chiusi, sono favorite dai contatti ravvicinati e sono particolarmente frequenti nei bambini. Su questo non ci sono dubbi. Tuttavia, il modo in cui l’organismo reagisce a questi microbi dipende anche dalla qualità della risposta immunitaria. E una parte importante dell’educazione immunitaria avviene proprio nell’intestino.
Alcune recenti ricerche descrivono l’asse intestino-vie aeree come una comunicazione bidirezionale tra due grandi superfici mucosali: quella intestinale e quella respiratoria. Metaboliti prodotti dal microbiota, cellule immunitarie, mediatori infiammatori e segnali sistemici possono contribuire a modulare la risposta delle vie respiratorie alle infezioni e all’infiammazione. Allo stesso tempo, anche le infezioni respiratorie possono influenzare il microbiota intestinale, per esempio modificando appetito, infiammazione, uso di farmaci e metabolismo dell’ospite.
L’intestino come palestra del sistema immunitario
L’intestino ospita una delle comunità microbiche più ricche dell’organismo e rappresenta un punto di incontro continuo tra microbi, alimenti e sistema immunitario. Fin dai primi anni di vita, il microbiota contribuisce alla maturazione delle difese, aiutando l’organismo a distinguere ciò che è innocuo da ciò che va contrastato. Questo non significa “stimolare” genericamente il sistema immunitario, ma regolarlo. Una buona risposta immunitaria non deve essere solo forte: deve essere proporzionata, tempestiva e capace di spegnersi quando non serve più.
Un raffreddore, una faringite virale o una bronchite non dipendono soltanto dal contatto con un virus, ma anche dalla risposta dell’ospite. Se la risposta è troppo debole, il patogeno può replicarsi più facilmente; se è eccessiva o disordinata, i sintomi infiammatori possono diventare più intensi. Il microbiota intestinale può contribuire a questo equilibrio attraverso la produzione di metaboliti, tra cui gli acidi grassi a corta catena, e attraverso il dialogo con cellule immunitarie che poi possono influenzare distretti lontani, comprese le vie aeree.
La ricerca sui bambini è particolarmente interessante perché le infezioni respiratorie ricorrenti sono molto comuni nei primi anni di vita. Una narrative review pubblicata su Nutrients ha sottolineato che il microbiota intestinale può influenzare la risposta alle comuni infezioni respiratorie dell’infanzia attraverso diversi percorsi, tra cui maturazione immunitaria, produzione di metaboliti e comunicazione lungo l’asse intestino-polmone. La stessa review ricorda però che il campo è ancora in evoluzione e che non basta misurare un singolo batterio per prevedere chi si ammalerà più spesso.
Perché i raffreddori ricorrenti non sono sempre un segnale di allarme
Prima di chiamare in causa il microbiota, è utile chiarire un punto: soprattutto nei bambini piccoli, avere molti raffreddori può essere normale. L’ingresso all’asilo o alla scuola dell’infanzia espone a numerosi virus respiratori; il sistema immunitario sta ancora imparando; le mani finiscono spesso su naso e bocca; gli ambienti sono chiusi e condivisi. In queste condizioni, un bambino può avere diversi episodi all’anno senza che questo significhi necessariamente una fragilità immunitaria importante.
Anche negli adulti, alcuni periodi della vita possono aumentare la frequenza delle infezioni: stress cronico, poco sonno, alimentazione disordinata, fumo, alcol, sedentarietà, esposizione a bambini piccoli, ambienti di lavoro affollati o mal ventilati. Il microbiota si inserisce in questo quadro, ma non va usato come spiegazione unica. Un intestino in equilibrio può sostenere una risposta immunitaria più efficiente; un microbiota impoverito o disturbato può essere uno dei fattori che riducono la resilienza complessiva. Ma virus, esposizione, sonno, igiene, vaccinazioni, malattie concomitanti e farmaci restano parte fondamentale della storia.
Fondamentale non confondere raffreddori ricorrenti con segnali che richiedono valutazione medica. Febbre persistente, difficoltà respiratoria, infezioni molto gravi o insolite, perdita di peso, stanchezza marcata, otiti o polmoniti ripetute, sangue nell’espettorato o peggioramento progressivo dei sintomi non sono situazioni da gestire solo con dieta o integratori. In questi casi serve un confronto con il pediatra o il medico.
Quando le vie respiratorie cambiano anche l’intestino
Il rapporto tra intestino e vie respiratorie non è a senso unico. Una systematic review pubblicata su PLOS One ha analizzato studi umani sul microbiota intestinale in persone con infezioni respiratorie, includendo condizioni come COVID-19, influenza, tubercolosi, polmonite acquisita in comunità e infezioni respiratorie ricorrenti. Gli autori hanno trovato modifiche del microbioma intestinale nei pazienti con infezioni respiratorie rispetto ai controlli sani, ma hanno anche sottolineato l’eterogeneità degli studi e la difficoltà di stabilire una direzione causale.
Questo significa che un’infezione respiratoria può lasciare tracce anche nell’intestino. Durante un raffreddore o un’influenza si mangia diversamente, si beve meno, si dorme peggio, ci si muove meno e, talvolta, si assumono farmaci. Se poi vengono usati antibiotici quando non sono necessari, per esempio in infezioni virali, il microbiota può essere ulteriormente perturbato senza reale beneficio sulla causa dell’infezione. Una review su infezioni respiratorie virali e asse polmone-intestino ha evidenziato che la disbiosi intestinale può influenzare gli esiti secondari delle infezioni respiratorie e che l’alterazione del microbiota può ridurre alcuni segnali microbici e metabolici coinvolti nell’immunità polmonare.
Probiotici: una promessa interessante, ma non uno scudo assoluto
Quando si parla di microbiota e infezioni respiratorie, la domanda arriva quasi subito: i probiotici possono aiutare? La risposta più corretta è: in alcuni casi potrebbero contribuire a ridurre frequenza o durata degli episodi, ma l’effetto non è universale e dipende da ceppo, dose, popolazione, durata dell’intervento e outcome misurato.
La revisione Cochrane aggiornata sui probiotici per prevenire le infezioni acute delle alte vie respiratorie ha concluso che, rispetto a placebo o nessun trattamento, i probiotici possono ridurre il numero di partecipanti con almeno un episodio di infezione respiratoria alta, possono ridurre l’incidenza e la durata media degli episodi e probabilmente riducono il numero di persone che usano antibiotici per queste infezioni. La certezza dell’evidenza, però, varia da bassa a moderata a seconda dell’esito, quindi il messaggio deve restare prudente.
La stessa prudenza vale per prebiotici e sinbiotici. Una systematic review e meta-analisi su adulti non anziani ha valutato probiotici, prebiotici e sinbiotici come possibili contromisure per le infezioni respiratorie, ma ha confermato che gli effetti dipendono dal tipo di intervento e dalle caratteristiche degli studi.
Cosa fare ogni giorno per sostenere asse intestino-polmone
Il modo più concreto per sostenere il microbiota durante la stagione dei raffreddori non è cercare una soluzione miracolosa, ma costruire una base favorevole. Il microbiota risponde alla dieta, al sonno, allo stress, all’attività fisica, ai farmaci e all’ambiente. Una dieta ricca di alimenti vegetali, fibre, legumi, frutta, verdura, cereali integrali se tollerati, frutta secca e alimenti fermentati può fornire substrati utili alla produzione di metaboliti microbici. Questi metaboliti non agiscono come farmaci contro il raffreddore, ma partecipano alla regolazione dell’infiammazione e dell’immunità mucosale.
Anche il sonno è parte della prevenzione. Dormire poco o male altera la risposta immunitaria e può rendere più difficile recuperare dopo un’infezione. Lo stress cronico, allo stesso modo, può influenzare intestino, barriera intestinale e abitudini alimentari. Il movimento moderato aiuta il metabolismo, l’infiammazione e la funzione immunitaria, mentre il fumo danneggia direttamente le vie respiratorie e altera il terreno su cui agiscono virus e batteri.
Per i bambini, il discorso è diverso. Non si può eliminare l’esposizione ai virus, soprattutto in comunità. Si può però lavorare su sonno adeguato, alimentazione varia, riduzione del fumo passivo, igiene delle mani, vaccinazioni raccomandate e uso appropriato dei farmaci. In alcuni casi, valutati con il pediatra, può avere senso considerare un probiotico studiato, ma non come sostituto delle misure fondamentali.

