Il nostro naso ospita una comunità di batteri che non solo convive con noi senza causare problemi, ma potrebbe contribuire a proteggerci dalle infezioni respiratorie. Alcuni di questi microrganismi sono capaci di ostacolare la crescita di batteri potenzialmente pericolosi, altri interagiscono con le difese immunitarie della mucosa e altri ancora sembrano associati a un minor rischio di sviluppare determinati disturbi respiratori. La scoperta più interessante è che, proprio come accade nell’intestino, anche nel naso la salute potrebbe dipendere dall’equilibrio tra i microrganismi che lo abitano.
Uno studio pubblicato nel gennaio 2026 sulla rivista Microbiome ha analizzato la composizione del microbiota nasale di 1.608 adulti, seguendone inoltre 149 per un periodo compreso tra 8 e 22 mesi. I ricercatori, coordinati da Cindy M. Liu della George Washington University, hanno identificato nove diversi profili di comunità microbiche nasali, alcuni particolarmente stabili nel tempo. Hanno inoltre osservato che determinate interazioni tra batteri residenti erano associate a una minore colonizzazione da parte di Staphylococcus aureus, un microrganismo che può vivere nel naso senza provocare sintomi, ma che in alcune circostanze può causare infezioni.
Questi risultati contribuiscono a cambiare il modo in cui consideriamo il naso. Non è semplicemente un filtro attraverso cui passa l’aria che respiriamo, ma un ecosistema vivo, popolato da microrganismi che interagiscono continuamente tra loro e con il nostro organismo. Comprendere come funziona questo ambiente potrebbe aprire nuove prospettive nella prevenzione delle infezioni respiratorie e nella gestione di disturbi come rinite e rinosinusite cronica.
Anche il naso ha un microbiota: chi lo abita?
Quando si parla di microbiota, il pensiero corre quasi automaticamente all’intestino. Negli ultimi anni abbiamo imparato che anche la bocca, la pelle e la vagina ospitano comunità microbiche importanti per la salute. Il naso, invece, è rimasto più a lungo fuori da questa narrazione.
Eppure, le cavità nasali rappresentano uno degli ambienti più esposti al mondo esterno. Ogni giorno migliaia di litri d’aria attraversano il naso, portando con sé particelle, pollini, polveri e microrganismi. Le mucose nasali svolgono quindi un lavoro continuo di filtrazione, umidificazione e difesa.
A questa funzione partecipano non soltanto il muco e le cellule immunitarie, ma anche una comunità di batteri residenti. La loro distribuzione non è uniforme: la parte anteriore delle narici, più simile alla pelle, presenta condizioni diverse rispetto alle regioni posteriori, caratterizzate da una mucosa umida e specializzata.
Tra i batteri più frequentemente identificati nel naso degli adulti ci sono specie appartenenti ai generi Corynebacterium, Staphylococcus e Cutibacterium. Altri microrganismi, come Dolosigranulum pigrum, sono particolarmente interessanti per le loro possibili funzioni protettive.
Lo studio pubblicato su Microbiome nel 2026 ha mostrato che Staphylococcus epidermidis e Cutibacterium acnes, insieme a diverse specie di Corynebacterium, costituiscono una parte relativamente stabile della comunità microbica nasale adulta. Al contrario, microrganismi opportunisti come Staphylococcus aureus e Moraxella catarrhalis presentavano dinamiche di colonizzazione generalmente meno stabili.
Questa distinzione aiuta a comprendere un concetto importante: la presenza di un batterio nel naso non equivale necessariamente a un’infezione. Alcuni microrganismi possono comportarsi da innocui residenti in determinate condizioni e diventare problematici quando cambiano l’ambiente locale, le difese dell’ospite o i rapporti con gli altri batteri.
I batteri buoni possono tenere a bada quelli pericolosi
Una delle scoperte più affascinanti sul microbiota nasale riguarda la capacità di alcuni batteri di contrastarne altri. All’interno del naso, infatti, i microrganismi competono continuamente per spazio, nutrienti e possibilità di colonizzare la mucosa.
Un esempio arriva da Corynebacterium accolens, un batterio comunemente presente nel naso e sulla pelle.
In uno studio pubblicato su mBio nel 2016, un gruppo di ricercatori guidato da Lindsey Bomar ha dimostrato che questo microrganismo è capace di utilizzare alcuni grassi presenti sulla superficie cutanea, liberando acidi grassi che, in condizioni sperimentali, inibiscono la crescita di Streptococcus pneumoniae, noto anche come pneumococco.
Il pneumococco può colonizzare il nasofaringe senza provocare sintomi, ma è anche responsabile di infezioni come otiti, sinusiti e polmoniti. La possibilità che un batterio residente contribuisca a limitarne la crescita suggerisce l’esistenza di una forma naturale di protezione basata sulla competizione microbica.
Un altro protagonista è Dolosigranulum pigrum. Nonostante il nome poco familiare, questo batterio è diventato uno dei più studiati nell’ambito del microbiota delle vie respiratorie superiori.
Una ricerca pubblicata nel 2020 su mSphere ha dimostrato che D. pigrum può inibire in laboratorio la crescita di Staphylococcus aureus. Inoltre, quando viene associato ad alcune specie di Corynebacterium, può ostacolare anche la crescita dello pneumococco.
Il dato più interessante è proprio la collaborazione tra batteri differenti. Non è necessariamente una singola specie a proteggere la mucosa, ma l’insieme delle relazioni che si sviluppano all’interno della comunità.
Naturalmente, questi risultati non dimostrano ancora che aumentare artificialmente la presenza di tali batteri possa prevenire le infezioni nelle persone. Molti esperimenti sono stati condotti in laboratorio e devono essere confermati da studi clinici. Tuttavia, offrono una spiegazione biologica plausibile del perché alcune comunità microbiche siano più frequentemente associate a condizioni di salute.
Il microbiota nasale dialoga con il sistema immunitario
La competizione tra batteri non è l’unico meccanismo attraverso cui il microbiota potrebbe contribuire alla salute respiratoria.
La mucosa nasale rappresenta la prima linea di difesa contro molti patogeni inalati. È rivestita da cellule epiteliali che producono muco e da un sistema di ciglia microscopiche che trasportano verso l’esterno particelle e materiale intrappolato. A questo sistema si aggiungono cellule immunitarie, anticorpi e numerose molecole antimicrobiche.
I microrganismi residenti possono interagire con queste difese, influenzando il modo in cui le cellule riconoscono i potenziali pericoli e reagiscono alla loro presenza.
La ricerca suggerisce che alcuni batteri commensali possano contribuire a mantenere un ambiente immunitario equilibrato, mentre alterazioni della comunità microbica potrebbero accompagnarsi a risposte infiammatorie differenti.
Questo collegamento interessa anche le infezioni virali. Il raffreddore comune, per esempio, è causato soprattutto da virus, non da batteri. Eppure, la presenza di un’infezione virale può modificare le condizioni della mucosa nasale e influenzare i microrganismi che la abitano.
Una review pubblicata su FEMS Microbes ha descritto le complesse interazioni tra batteri, virus e sistema immunitario nel naso. Gli autori sottolineano che il microbiota potrebbe influenzare la suscettibilità alle infezioni virali e la gravità della risposta infiammatoria, ma anche che i virus possono modificare la composizione delle comunità batteriche.
Si tratta quindi di una relazione bidirezionale. Il microbiota può partecipare alla regolazione delle difese respiratorie e, allo stesso tempo, le infezioni possono alterare l’ambiente microbico nasale.
È importante, però, non interpretare questi risultati come una garanzia di protezione. Un microbiota nasale considerato equilibrato non impedisce necessariamente di contrarre un raffreddore, così come una variazione della sua composizione non significa automaticamente che le difese immunitarie siano insufficienti.
Il microbiota del naso si forma fin dai primi mesi di vita
Come accade nell’intestino, anche il microbiota nasale comincia a svilupparsi molto presto.
Dopo la nascita, le vie respiratorie superiori vengono progressivamente colonizzate da microrganismi provenienti dall’ambiente e dalle persone con cui il bambino entra in contatto. Nei primi mesi di vita, la composizione di queste comunità cambia rapidamente, anche in relazione alla maturazione del sistema immunitario e alle esposizioni ambientali.
Uno studio pubblicato nel 2015 su Cell Host & Microbe, condotto da Shu Mei Teo e colleghi dell’Università di Melbourne su una coorte prospettica di 234 bambini, ha analizzato il microbiota nasofaringeo durante il primo anno di vita e la sua relazione con le infezioni respiratorie.
I ricercatori hanno osservato che determinati profili microbici erano associati a differenze nella gravità delle infezioni e nella probabilità di coinvolgimento delle basse vie respiratorie. Inoltre, alcune caratteristiche precoci del microbiota risultavano associate al rischio successivo di sviluppare asma.
Anche un altro studio, pubblicato nel 2014 sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, aveva evidenziato che la composizione iniziale del microbiota respiratorio era associata ai successivi cambiamenti delle comunità batteriche e alla salute respiratoria durante l’infanzia.
Sono risultati importanti perché suggeriscono che il microbiota nasale potrebbe partecipare al processo di maturazione delle difese respiratorie.
Tuttavia, questi studi non permettono di stabilire che un determinato batterio sia sufficiente a prevenire asma, otiti o raffreddori ricorrenti. La salute respiratoria infantile dipende da numerosi fattori, tra cui predisposizione genetica, esposizioni ambientali, infezioni virali, fumo passivo e maturazione immunitaria.
Il microbiota appare quindi come uno degli elementi di questa complessa rete, non come l’unico responsabile.
Rinite allergica e sinusite: cosa succede quando il microbiota cambia?
Il microbiota nasale è stato studiato anche in relazione a due condizioni molto diffuse: la rinite allergica e la rinosinusite cronica.
La rinite allergica è una risposta infiammatoria della mucosa nasale provocata dall’esposizione ad allergeni, come pollini, acari o peli di animali, in persone sensibilizzate. Si manifesta tipicamente con starnuti, prurito nasale, congestione e secrezione acquosa.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 sul Journal of Asthma and Allergy ha analizzato 17 studi che coinvolgevano complessivamente 1.044 pazienti con rinite allergica e 954 controlli sani.
Gli autori hanno osservato differenze nella composizione del microbiota intestinale tra soggetti allergici e controlli, anche se i microrganismi coinvolti variavano tra gli studi. Per quanto riguarda specificamente il microbiota nasale, invece, i risultati non erano sufficientemente coerenti per individuare un profilo caratteristico della rinite allergica.
In altre parole, la ricerca suggerisce una possibile relazione tra microbiota e infiammazione allergica, ma non è ancora possibile utilizzare la composizione batterica nasale per diagnosticare o prevedere con affidabilità la rinite allergica.
Il quadro è altrettanto complesso nella rinosinusite cronica, una condizione infiammatoria che interessa naso e seni paranasali e persiste per almeno dodici settimane.
Una review del 2024 pubblicata su Current Treatment Options in Allergy ha evidenziato che diversi studi riportano una riduzione della diversità microbica o cambiamenti nell’abbondanza di alcuni batteri nelle persone con rinosinusite cronica.
Il problema è capire che cosa venga prima. È un’alterazione del microbiota a favorire l’infiammazione, oppure è la mucosa già infiammata a creare condizioni differenti che modificano la comunità microbica?
Attualmente non esiste una risposta definitiva. È possibile che i due fenomeni si influenzino reciprocamente, creando in alcune persone un circolo difficile da interrompere.
Antibiotici, fumo e ambiente: che cosa può modificare il microbiota del naso?
Il microbiota nasale non è immutabile. Come gli altri ecosistemi microbici del corpo, risente delle condizioni in cui vive.
L’età rappresenta uno dei fattori più importanti. La composizione del microbiota cambia durante l’infanzia, tende a stabilizzarsi nell’età adulta e può modificarsi nuovamente con l’invecchiamento.
Anche alcune esposizioni ambientali e abitudini individuali possono avere un ruolo. Il fumo, per esempio, è associato a cambiamenti dell’ambiente delle vie respiratorie e può influenzare la presenza di microrganismi opportunisti. L’inquinamento atmosferico, le condizioni delle mucose e le infezioni respiratorie possono contribuire a modificare il contesto in cui i batteri si sviluppano.
Un discorso particolare riguarda gli antibiotici. Questi farmaci possono essere indispensabili per trattare determinate infezioni batteriche, ma possono anche interferire con le comunità microbiche residenti. Il loro impatto specifico sul microbiota nasale varia in relazione al farmaco utilizzato, alla durata del trattamento e alle condizioni individuali.
Per questo motivo è importante evitare l’uso non necessario di antibiotici, soprattutto per disturbi di origine virale come il comune raffreddore.
La ricerca invita comunque a non confondere ogni cambiamento microbico con una disbiosi dannosa. La composizione del microbiota nasale varia naturalmente tra le persone, e non è ancora stato identificato un profilo ideale valido per tutti.
Probiotici nasali: una nuova possibilità per il futuro?
Se alcuni batteri residenti possono ostacolare la crescita di microrganismi potenzialmente patogeni, viene spontaneo chiedersi se sia possibile utilizzarli per proteggere direttamente le vie respiratorie.
È proprio una delle direzioni più interessanti della ricerca.
Nel 2020, uno studio pubblicato su Cell Reports da Ilke De Boeck e colleghi dell’Università di Anversa ha dimostrato che alcuni lattobacilli sono più frequentemente presenti nelle vie respiratorie superiori di persone sane rispetto a quelle con rinosinusite cronica.
I ricercatori hanno isolato e studiato un ceppo, denominato Lactobacillus casei AMBR2, oggi classificato come Lacticaseibacillus casei, osservando che possiede caratteristiche che gli permettono di adattarsi all’ambiente nasale.
In laboratorio questo microrganismo ha mostrato proprietà antimicrobiche e immunomodulanti. Gli autori hanno inoltre valutato la somministrazione intranasale in volontari sani, raccogliendo risultati preliminari incoraggianti sulla tollerabilità e sulla capacità del batterio di aderire alla mucosa.
Anche Dolosigranulum pigrum viene studiato come possibile candidato per future strategie di modulazione del microbiota nasale.
Questi risultati, però, non significano che i probiotici nasali siano già una terapia consolidata. Gli studi clinici disponibili sono ancora limitati e non dimostrano benefici sufficientemente riproducibili per raccomandarne l’impiego generalizzato nella prevenzione di raffreddori, allergie o sinusiti.
Inoltre, non bisogna confondere i prodotti probiotici formulati per l’intestino con quelli eventualmente studiati per applicazione nasale. Una specie sicura da ingerire non è automaticamente adatta a essere introdotta nelle cavità nasali.
Non è quindi consigliabile preparare autonomamente spray o lavaggi nasali contenenti probiotici, yogurt o altri prodotti fermentati.
Come prendersi cura del naso senza alterarne l’equilibrio
La ricerca sul microbiota nasale apre una domanda pratica: che cosa possiamo fare per mantenere in salute questo ecosistema?
Per il momento, le indicazioni più affidabili riguardano soprattutto la salute della mucosa e la prevenzione delle infezioni respiratorie, piuttosto che interventi diretti sui batteri residenti.
Evitare il fumo e l’esposizione al fumo passivo, ridurre per quanto possibile il contatto con sostanze irritanti, trattare correttamente le condizioni infiammatorie e utilizzare i farmaci quando indicati sono comportamenti coerenti con la protezione delle vie respiratorie.
I lavaggi nasali con soluzione salina possono essere utili in alcune condizioni, per esempio per alleviare la congestione o favorire la rimozione di secrezioni e allergeni. Devono però essere effettuati correttamente, utilizzando preparazioni appropriate e acqua sterile, distillata oppure precedentemente bollita e raffreddata, mai acqua di rubinetto non trattata. I dispositivi devono inoltre essere puliti secondo le istruzioni.
Non bisogna nemmeno pensare che ogni prodotto utilizzato nel naso sia dannoso per il microbiota. I corticosteroidi intranasali, per esempio, rappresentano trattamenti efficaci e raccomandati per diverse condizioni infiammatorie, tra cui rinite allergica e rinosinusite cronica. Eventuali modifiche delle comunità microbiche osservate durante il trattamento non costituiscono, da sole, una ragione per evitare farmaci appropriati.
La vera novità introdotta dalla ricerca sul microbiota nasale riguarda il modo in cui consideriamo la salute della mucosa. L’obiettivo non dovrebbe essere eliminare indiscriminatamente tutti i batteri, ma mantenere condizioni favorevoli a un ecosistema equilibrato.
Un nuovo modo di guardare alla salute respiratoria
Il microbiota nasale rappresenta uno degli esempi più interessanti di come la ricerca sui microrganismi stia cambiando la nostra visione del corpo umano.
Per molto tempo abbiamo considerato i batteri presenti nel naso soprattutto come potenziali responsabili di infezioni. Oggi sappiamo che molti sono residenti abituali e che alcuni potrebbero contribuire attivamente a limitare la crescita di microrganismi indesiderati e a regolare le difese locali.
Le ricerche su Corynebacterium, Dolosigranulum e lattobacilli nasali mostrano che esistono interazioni biologiche capaci di influenzare la composizione dell’ecosistema respiratorio. Gli studi sui bambini suggeriscono inoltre che il microbiota delle prime fasi della vita possa essere associato alla successiva salute delle vie aeree.
Restano però molte domande. Non sappiamo ancora quale sia il microbiota nasale ideale per ciascuna persona, quanto le sue alterazioni contribuiscano direttamente alle malattie respiratorie e se sia possibile modificarlo in modo sicuro e duraturo per ottenere benefici clinici.
La prospettiva è comunque interessante: in futuro, accanto alle strategie tradizionali di prevenzione e trattamento delle malattie respiratorie, potrebbe trovare spazio anche la modulazione mirata delle comunità microbiche nasali.
Per ora, il messaggio più importante è semplice. Il naso non è una superficie sterile da liberare da ogni batterio. È un ambiente complesso, abitato da microrganismi che possono contribuire al suo equilibrio. E alcuni di questi, proprio come accade nell’intestino, potrebbero essere preziosi alleati della nostra salute.


